— Una bestia! — urlò il mozzo.

Lo Sciancatello, vedendosi a tiro quell'animale, gli appioppò una legnata così tremenda, da strappargli un vero urlo, poi con un calcio cercò di precipitarlo giù, ma l'altro, che stringeva forte il tronco, teneva duro.

Lo si vide però poco dopo lasciarsi scivolare luogo l'albero con grande rapidità, quindi piombare a terra in causa d'un'ultima e più furiosa scossa dell'orang.

Capitolo XIV Miele e patate dolci

Quell'animale che voleva defraudare lo Sciancatello del miele, era grosso quanto un cane di Terrannova, ma più basso di zampe, col muso un po' appuntito ed il pelame nero e lucidissimo.

Rassomigliava in tutto agli orsi neri, ma era però più allungato e sembrava anche molto più agile.

Appena trovatosi a terra, non cercò di far fronte agli uomini, ma di darsela a gambe nel bosco; il signor Albani però che sapeva con che specie d'animale aveva da fare, con quattro colpi di randello lo fece cadere al suolo, poi levatasi rapidamente una fune, gliela legò al collo, dicendo:

— Adagio, mio caro; abbiamo un recinto nella nostra capanna e vi starai benone. —

In quell'istante si udì l'orang scrollare ancora furiosamente l'albero ed emettere grida di rabbia, poi un colpo sordo che pareva una tremenda bastonata.

Un altro animale, simile al primo, scendeva precipitosamente lungo l'albero e venne a cadere quasi ai piedi del marinaio. Questi credette bene d'imitare il veneziano; con due colpi di randello stordì il disturbatore delle api, quindi lo legò solidamente, aiutato dal mozzo.