Il mozzo si mise nella borsa il prezioso tubero e ripresero le mosse guardando a destra ed a manca.

Tre ore dopo giungevano sulla vetta della montagna, carichi di altri sette ubis che avevano scoperto sotto la boscaglia.

Capitolo XV Un terribile quarto d'ora

Appena si trovarono sulla più alta roccia di quella vetta, la quale s'innalzava isolata in mezzo a quelle folte foreste, girarono con viva curiosità gli sguardi all'intorno, certi di poter finalmente scorgere i contorni della loro possessione.

Le loro previsioni erano esatte: quella terra che gli ospitava non era un continente ma bensì un'isola, poichè dall'alto di quella montagna potevano scorgere tutto all'intorno il mare, il quale scintillava sotto gli ultimi raggi del sole prossimo al tramonto.

Quell'isola pareva che avesse una estensione ragguardevole, poichè si prolungava per un grande tratto verso il sud. La sua forma rassomigliava vagamente ad un immenso cucchiaio, allargandosi verso il nord e restringendosi verso il sud, ma con frastagliamenti più o meno pronunciati, con piccole baie e con alcuni isolotti microscopici disseminati qua e là e con lunghe file di scogliere.

Fin dove potevano spingere lo sguardo, i due naufraghi non iscorgevano che foreste, le quali si estendevano fino alle sponde del mare, impedendo di vedere se quella terra era popolata o deserta. Pareva che i corsi d'acqua mancassero assolutamente, si scorgevano però qua e là dei serbatoi, dei bacini, ma forse salmastri, trovandosi in prossimità del mare.

Il veneziano aguzzava gli sguardi sperando di scoprire più oltre altre isole, ma invano. All'est, all'ovest, al nord ed al sud non appariva alcuna terra.

— Ebbene, signore? — chiese il mozzo. — Sapete ora dove ci troviamo?

— Su di un'isola, come lo avevo supposto, ma su quale, io lo ignoro, — rispose Albani.