— Ma chi siano? Degli abitanti o dei naufraghi? — chiese Piccolo Tonno. —

Il signor Albani non rispose: continuava a guardare quel chiarore che talvolta diventava più vivo, spiccando distintamente fra le tenebre e che ora pareva accennasse a spegnersi.

Verso le due del mattino quella luce si estinse bruscamente, nè più ricomparve. Il signor Albani attese fino all'alba sperando di udire qualche altra detonazione, ma invano.

— Forse saranno stati dei pirati, — mormorò egli. — Non credo che quest'isola sia abitata.

— Scendiamo, signore? — chiese il mozzo.

— Sì, Piccolo Tonno. —

Si caricarono della pelle della tigre e delle patate dolci che avevano raccolte nella foresta e si misero a scendere le balze della montagna, regolando la loro direzione sulle incisioni che avevano fatte sugli alberi.

Tre ore dopo udivano la voce del marinaio, che saliva dal fondo d'una valletta boscosa.

— Ohe!... marinaio! — gridò il mozzo.

— Presente, — urlò Enrico con voce tuonante.