Fecero però una scoperta curiosissima, d'un gruppo di fiori di proporzioni gigantesche. Erano delle aroidee, piante che emettono una sola foglia la quale s'innalza, compreso il gambo che somiglia ad una vera colonna, per ben quindici metri.

Dal centro di quel gambo che aveva un diametro di un metro, usciva un fiore così grande, da imbarazzare un gigante se avesse voluto metterselo all'occhiello della giacca, poichè era alto due metri con un diametro di uno e mezzo.

Cosa strana però: quei fiori, invece di avere un profumo delizioso, esalavano un odore appestante, come di pesce corrotto.

Anche qualche pianta utile venne scoperta, ma essendo ormai tutti carichi, dovettero pel momento rinunciare a saccheggiarla. Erano dei mangostani, alberi somiglianti ai nostri ciliegi, chiamati dai popoli della Malesia re delle frutta, poichè dànno infatti le frutta migliori che immaginare si possa.

Sembrano melogranate, ma la polpa candida che contengono riunisce gli aromi più squisiti e si fonde in bocca come un gelato.

Verso le quattro del pomeriggio, i naufraghi si trovarono sulla costa orientale, la quale si elevava assai sul mare, difesa da rupi colossali che s'innalzavano per parecchie dozzine di metri, coperte da piante arrampicanti e da sterpi.

La foresta terminava addosso a quelle rupi, ma non era più fitta come prima. Anzi si vedevano qua e là delle piccole radure, invase bensì da erbe grasse, ma prive di alberi annosi.

Il signor Albani, che da qualche minuto girava gli occhi con una certa attenzione, si era fermato esaminando il terreno delle radure. Rimuoveva le piante, le divideva coi piedi e pareva che cercasse con ostinazione qualche cosa d'importante.

— Sperate di trovare delle altre patate dolci? — gli chiese Enrico, che si era pure fermato per riposarsi un po'.

— Cerco una o meglio delle tracce, — rispose il veneziano.