Alcune, situate troppo all'ombra, erano coperte di fiori bianchi disposti a ciocche, esalanti un profumo che ricordava quello delicato dei gelsomini, ma altre, più esposte al sole, avevano i rami adorni di gruppetti di certe frutta, somiglianti alle ciliege duracine, sia per la forma che pel colore.
Il veneziano staccò alcune di quelle frutta, le aprì facilmente e mostrò ai compagni una specie di nocciolo, ma che pareva formato d'una semplice pellicola.
— Ecco il caffè, diss'egli.
— Il caffè!... — esclamarono i due marinai. — Ma non somiglia ai chicchi che noi abbrustoliamo e che poi maciniamo. —
Il signor Albani sorrise. Ruppe la pellicola e fece uscire due chicchi semi-ovali, un po' teneri ancora, bianco-verdognoli, ma che dovevano acquistare una consistenza cornea dopo una breve esposizione al sole.
— È vero caffè!... — esclamò il genovese, al colmo della gioia. — Ma come queste piante si trovano su quest'isola?... Forse che crescono anche allo stato selvaggio?...
— Nel loro paese d'origine, ossia in Arabia sì, ma qui no, Enrico. Queste piante sono qui trasportate e coltivate.
— Ma da chi?...
— Dagli uomini che hanno dissodate e coltivate queste radure.
— Ma venuti da dove? — insistette il marinaio.