Pareva che tutto fosse finito, quando una sera, mentre una calma assoluta aveva immobilizzata la Liguria in mezzo al mare di Sulu, i due maltesi che si trovavano forse in possesso d'una lima, erano riusciti a evadere imbarcandosi sull'unica scialuppa che era rimasta a bordo e che secondo l'usanza delle nostre navi, era stata tenuta ormeggiata alla poppa.
Ma questo non era tutto: i due miserabili, forse per vendicarsi del colpo di manovella del capitano, avevano dato fuoco alla dispensa e fors'anche al carico di cotoni.
I lettori sanno il resto: la nave, due ore dopo, balzava in aria per lo scoppio delle polveri e la fumante carcassa s'inabissava sotto le onde tenebrose del mar di Sulu.
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L'orribile rimbombo era appena cessato e la pioggia di rottami incandescenti era terminata, quando in mezzo al gorgo enorme scavato dal rottame nella sua immersione, si udì ad echeggiare una voce umana.
Ora risuonava acuta, limpida, ed ora strozzata come se la gola dell'uomo che la emetteva, volta a volta venisse bruscamente invasa dalle onde prodotte dal gorgo.
Una forma oscura s'agitava fra la spuma, spariva un istante, poi ricompariva ed allora la si vedeva agitare le braccia con suprema energia.
Chi era quel fortunato che ancora sopravviveva all'orrendo disastro, mentre forse tutti gli altri avevano seguito la povera nave attraverso i profondi abissi del mare?...
La luna che allora cominciava a sorgere a fior dell'orizzonte, facendo scintillare getti d'argento fuso, permetteva di vedere quel superstite della tremenda esplosione.
Era un marinaio giovane ancora, poichè non doveva avere più di venticinque a vent'otto anni, colla pelle del viso assai abbronzata, i lineamenti marcati, gli occhi neri e vivaci ed i capelli e la barba pure nera. Era uno di quei tipi che s'incontrano di sovente nella riviera di levante o di ponente della Liguria, veri tipi di marinai pieni d'audacia e di fuoco.