— Sì, ragazzo mio. Il cobra, pochi istanti prima che noi uscissimo dalla caverna, aveva sorpreso questo animale scaricando su di lui tutta la sua provvista di veleno, sicchè quando ha morso Enrico era divenuto se non del tutto inoffensivo, poco pericoloso. Rallegriamoci, Piccolo Tonno: Enrico guarirà e forse molto presto. Le mie cure pronte hanno bastato per strapparlo alla morte.
— Infatti Enrico ora dorme tranquillo, signore.
— E lo lasceremo dormire. Metteremo qui il nostro campo per ora.
— Volete che mi rechi alla capanna?
— Sì, Piccolo Tonno. Andrai a prendere un pezzo di vela per riparare Enrico dal sole, delle provvigioni e torcerai il collo ad un paio di tucani per preparare del brodo al nostro ammalato.
— E condurrò gli orsi nel recinto. —
Il ragazzo partì correndo verso il luogo ove aveva lasciato le scimmie e gli orsi ed il signor Albani si sedette accanto al marinaio, attendendo ansiosamente che si svegliasse.
Ormai era certo della guarigione di lui, poichè solamente una parte infinitamente piccola di veleno doveva essergli stata iniettata. Il genovese aveva riacquistato il colore primitivo, un bel bruno leggermente dorato, aveva il polso regolare, la respirazione libera, naturale, ed erano scomparsi i brividi ed anche il freddo sudore che inondavagli la fronte.
Quel riposo, che si prolungava, doveva produrgli un notevole miglioramento e rimetterlo in forze.
Un'ora dopo Piccolo Tonno era di ritorno accompagnato da Sciancatello e dalle due scimmie cariche di provviste. Aveva condotti i due orsi nel recinto, aveva fatta una visita alla capanna aerea che aveva ritrovata nel medesimo stato in cui l'avevano lasciata ed al magazzino dei viveri ed aveva torto il collo ai due più grossi tucani.