Forse i calzoni di tela grossa del marinaio avevano assorbito gran parte del mortale liquido, nel momento che i denti del rettile li attraversavano o forse il rettile aveva esaurita poco prima la sua riserva.

— Va' a vedere sotto quelle piante arrampicanti, — disse Albani al mozzo. — Voglio trovare la causa di questa guarigione miracolosa. Il cobra è uscito di là, nel momento che Enrico passava.

— Cosa sperate che io trovi? — chiese il mozzo, sorpreso. — Qualche rimedio forse?

— No, ma forse la certezza che Enrico non morrà. —

Piccolo Tonno s'armò d'un grosso ramo d'albero e si cacciò fra le piante, che scendevano lungo le pareti della grande rupe come una fitta cortina. Poco dopo ritornava, trascinando per la coda uno di quei grossi scoiattoli volanti chiamati pteromys.

— Signor Albani, — disse, — ho trovato questo animale che potrà servirci da pranzo. Mi pare che sia stato ucciso di recente.

— Da' qui, ragazzo mio, — rispose il veneziano, raggiante. Afferrò il pteromys e s'accorse che era ancora leggiermente tiepido, segno evidente che era stato ucciso da forse mezz'ora.

Esaminatolo, vide subito su di un fianco due profondi fori, regolarissimi, dai quali uscivano ancora poche goccie di sangue.

— Ecco chi ha salvato Enrico!... — esclamò con gioia.

— Come!... Questo scoiattolo ha salvato il nostro compagno? — chiese Piccolo Tonno, sempre più stupito.