Enrico pareva sempre svenuto. Però a poco a poco il suo pallore acquistava una tinta meno sbiadita e la sua respirazione, dapprima affannosa, accennava a diventare più tranquilla, più regolare.

Albani gli tastò il polso e s'accorse che non era più agitato. Una viva commozione gli si dipinse sul viso.

— Piccolo Tonno, — disse al mozzo, che continuava a singhiozzare. — Sta per compiersi un miracolo che pochi minuti or sono non speravo.

— Riuscirete a salvare Enrico?...

— Comincio a sperarlo.

— Non era adunque velenoso quel serpente?...

— Anzi dei più velenosi, poichè i cobra-capello o serpenti dagli occhiali uccidono l'uomo più robusto in un quarto d'ora e quasi mai si possono salvare le persone morsicate.

— Ma siete certo che non morrà?...

— Il quarto d'ora è già trascorso ed Enrico è ancora vivo, anzi pare che migliori. Guardalo: ora dorme. —

Infatti il marinaio era caduto in un profondo letargo, ma i colori gli erano tornati sul viso e la sua respirazione diventava sempre più regolare. Come era sfuggito alla morte?... Quale miracolo si era compiuto?... Albani, è vero, aveva operato rapidamente tentando tutti i mezzi conosciuti, ma non sempre efficaci, specialmente contro i morsi di quei terribili serpenti del tropico, che secernono un veleno dieci volte più potente di quello delle nostre vipere.