Allungarono il passo sorreggendo il marinaio ed in pochi minuti giunsero sull'orlo della buca. Come il veneziano aveva preveduto, lo strato di leggiere canne che copriva la trappola aveva ceduto sotto il peso d'un grosso animale, il quale ora si trovava prigioniero in fondo all'escavazione.

Era grande come un cervo ma somigliava, per le forme, ad un maiale, quantunque avesse le gambe molto più alte e più sottili. Aveva però il collo egualmente grosso, il grugno sporgente ma armato di due denti ricurvi e solidi, che partendo dalla mascella superiore salivano fino agli occhi. Il suo pelo era invece cinereo-rossiccio, corto e lanoso.

— Cos'è? — chiesero il marinaio ed il mozzo.

— Un babirussa — rispose Albani, — un animale che appartiene all'ordine dei pachidermi moltungulati ma che forma un genere particolare della famiglia dei porci.

— È buona la sua carne? — chiese il marinaio.

— Somiglia a quella del porco.

— Guardate, signore! — esclamò in quell'istante il mozzo. — Vi sono anche due piccini.

— Buono! — disse il veneziano. — Ecco che il nostro recinto comincia a popolarsi: due orsi, tre scimmie, tre babirussa ed una uccelliera discretamente fornita!... In tre settimane abbiamo ottenuto più di quanto potevamo sperare ed il vitto è ormai assicurato. Alla capanna, Piccolo Tonno; festeggieremo il lieto avvenimento e la guarigione del nostro bravo Enrico con un banchetto.

— Ed io vi offrirò delle ciambelle, — disse il marinaio. — Sciancatello!... Spero che avrai risparmiato il mio miele.... —

Capitolo XX Nuove scoperte