Quantunque l'abbondanza cominciasse già a regnare nella capanna, possedendo ormai una grossa provvista di pane, un recinto fornito di selvaggina piccola e grossa, delle armi per procurarsene dell'altra, dei liquori e dello zucchero estratto dalle arenghe saccarifere, ecc., i naufraghi, da persone previdenti, non s'arrestarono.

Il veneziano voleva dotare quella microscopica colonia di ben altre cose che ancora difettavano e assicurare, in caso di carestia, dei viveri sufficienti a nutrirla per lungo tempo.

Non avendo pel momento alcuna premura di visitare l'isola per accertarsi se era abitata o deserta, non potendo fabbricarsi una scialuppa, se prima non trovavano delle pietre adatte per arrotare la scure che era ormai ridotta in uno stato miserando, appena il marinaio si trovò in grado di camminare da solo, si dedicarono a diversi lavori ritenuti urgenti.

Allargarono innanzi a tutto il recinto per separare gli animali, ingrandirono l'uccelliera, essendo aumentato considerevolmente il numero degli uccelli, avendo il mozzo raddoppiata la produzione del vischio estratto dalla giunta wan; poi si misero a dissodare un bel tratto di terreno per piantare le patate dolci che avevano religiosamente conservate.

Furono i due marinai che si occuparono delle coltivazioni. Il signor Albani invece si occupava a scorazzare le foreste in compagnia dello Sciancatello, per cercare nuove e utili piante, che potevano essere di grande giovamento alla piccola colonia.

Le sue escursioni non erano improduttive, poichè tutte le sere ritornava alla capanna o con delle pianticelle, che si affrettava a piantare nel terreno dissodato, o con delle nuove frutta.

Aveva già scoperte altre patate dolci, certe specie di cipolle squisite, dei tuberi che somigliavano alle rape ed aveva portate parecchie frutta d'artocarpo e di più specie: delle buâ mangha (artocarpus integrifolia) che sono di dimensioni enormi pesando perfino sessanta chilogrammi; delle buâ champandak, varietà più piccola, ma più dolce e più delicata, e dei tambul (artocarpus incisa o albero del pane).

Il bravo veneziano aveva fatto servire quella polpa giallastra cucinata nel forno, in pentola e sui carboni e l'aveva perfino adoperata, con molto successo, nella preparazione di certi pasticci, ma una parte l'aveva messa in serbo seppellendola entro buche scavate in terra, dopo d'averla avvolta entro foglie di banani.

Così conservata, quella polpa diventava leggiermente acida dopo un certo tempo, ma non disaggradevole e serviva a variare il solito pane.

Non era però ancora contento il brav'uomo. Mentre i suoi compagni, terminato il dissodamento del campicello si occupavano a scavare una profonda buca presso la sponda, volendo arricchirsi anche d'un vivaio di pesci, continuava a percorrere con accanimento le foreste per cercare degli alberi che riteneva indispensabili.