Un giorno finalmente, i due marinai lo videro tornare al campo raggiante di gioia. Recava una specie di palla grossa come la testa d'un fanciullo, coperta da filamenti duri e rossicci.
— Cosa ci recate, signore? — chiese il marinaio.
— Ciò che cercavo con tanto accanimento, — rispose il veneziano. — Ero certo di trovarla su quest'isola.
— Mi pare che sia una noce di cocco, se non m'inganno.
— Sì, è una noce di cocco, Enrico. Ho scoperto una cinquantina di piante.
— Ma.... signore, — disse il marinaio con aria imbarazzata. — Non so davvero il perchè vi siete tanto affannato a cercare le noci di cocco. Contengono della deliziosa acqua zuccherata e una polpa che si mangia volentieri, ma nella foresta ci sono delle frutta migliori.
— T'inganni, Enrico. Dimmi, marinaio, non ti piacerebbe aver a tavola un bicchiere di buon vino bianco?...
— Certo, signore, e mi sorprende che mi domandiate se sarei contento. È un bel pezzo che non bevo un po' di succo di quel grand'uomo di Noè.
— E un piatto di cipolle condite coll'olio?...
— Terremoti di Genova!... Un piatto di cipolle all'olio!... Rinuncierei alle ciambelle!...