— Aspettiamo, per giudicarli, Enrico.

— Guardate, signore!...

— Cosa vedi ancora?...

— Due grosse spingarde sul castello e due piccoli cannoni sul cassero. —

Albani aggrottò la fronte.

— Brutto segno, — mormorò. — Un tia-kau-ting armato, non può essere montato che dai pirati. —

Il piccolo veliero intanto continuava ad avanzarsi, dritto la piccola cala fiancheggiante la caverna marina, correndo bordate. A prora si vedevano parecchi uomini semi-nudi, dalla tinta oscura, armati di certi moschettoni che dovevano essere di fabbricazione antica, a miccia od a pietra.

A poppa se ne vedevano altri raggruppati dietro ai due piccoli pezzi d'artiglieria, come se non attendessero che un comando per farli tuonare contro la capanna aerea. Giunto a trecento metri dalla spiaggia, il tia-kau-ting si mise in panna. Una scialuppa venne calata in acqua, dieci uomini armati di moschetti vi presero posto ed arrancarono verso la piccola cala, procedendo però con precauzione, come se temessero qualche insidia o qualche scarica improvvisa.

Quegli individui erano tutti di statura alta, bene conformati, di carnagione rossastra, col viso un po' piatto, ma colle ossa delle gote assai sporgenti, il naso diritto e cogli occhi nerissimi come i loro capelli, ma un po' obliqui.

Le loro vesti consistevano in una semplice camicia che scendeva fino alle ginocchia ed in una larga cintura sostenente certi sciaboloni colla punta a doccia, somiglianti ai parangs dei bornesi.