Trascorse un'ora, poi un'altra, ma le voci non si udirono più; solamente i pappagalli ed i tucani-rinoceronti continuavano a cicalare sulle più alte cime degli alberi.
— Tentiamo la sorte, signore, — disse Enrico. — Piccolo Tonno sarà molto inquieto non vedendoci a ritornare, e poi stritolerei volentieri un biscotto.
— Sali prima sui rami superiori e guarda se scorgi qualcuno. L'albero è alto assai e forse potrai vedere ciò che succede anche sulla spiaggia. —
Il marinaio non si fece ripetere l'ordine. Aggrappandosi ai rami ed ai calamus, raggiunse le cime più elevate e di là girò gli sguardi.
Essendo quell'albero uno de' più alti della foresta, potè senza fatica scorgere un grande tratto della costa settentrionale.
Il tia-kau-ting era ancorato nella piccola cala, ma sotto le rupi. Un albero era stato abbassato e sulla spiaggia, degli uomini erano occupati ad atterrare una pianta dal fusto diritto.
— Ora comprendo perchè quei birbanti hanno approdato, — mormorò il marinaio. — Avevano il trinchetto da cambiare. —
Abbassò gli sguardi verso la piantagione di bambù; ma vide che le alte canne erano immobili, segno evidente che nessun uomo stava attraversandola. Guardò verso la montagna e gli parve di vedere dei corpi apparire e scomparire fra i cespugli ed i macchioni.
Soddisfatto delle sue osservazioni stava per ridiscendere, quando vide sul margine del bosco, a circa trecento passi dalla loro macchia, un uomo che stava sdraiato a terra, ma che pareva si avanzasse strisciando come i serpenti.
— Corna di cervo!... — esclamò.