Il signor Albani ed il marinaio si erano arrestati dietro al tronco d'un colossale durion, non osando avanzarsi senza prima sapere quale era il nemico che dovevano affrontare.

I cespugli che formavano la macchia continuavano ad agitarsi, come se l'uomo o l'animale si aprisse un varco con fatica. Pareva che fosse imbarazzato a uscire fra quei rami che erano assai fitti e molto frondosi.

Finalmente, dopo un ultimo e violento sforzo, riuscì ad aprirsi il passaggio ed a mostrarsi. Nello scorgerlo, i due Robinson avevano alzato di comune accordo le cerbottane, entro le quali avevano fatto scivolare rapidamente due frecce.

Non era un uomo, ma una tigre che pareva avesse le gambe assai ammalate, poichè si muoveva con grande pena ed anche delle forme assai strane, poichè pareva assai più larga delle altre e per di più gobba.

— Ma quella bestia è deforme! — esclamò il marinaio, stupito.

— Ed io non riesco a scorgere le sue gambe, — disse il veneziano, che non lo era meno.

— Che sia ferita?...

— O che non sia una vera tigre invece?

— Cosa volete dire? —

Il veneziano non potè dare maggiori spiegazioni, poichè la tigre, alzandosi bruscamente si sbarazzò della superba pelliccia e dinanzi ai due Robinson comparve.... Piccolo Tonno!