— Sei un bravo ragazzo, — disse Albani. — Orsù, non perdiamo tempo e fuggiamo. È lontana la caverna?

— Dieci minuti, — rispose il mozzo.

— Andiamo, amici. —

Il mozzo si caricò della pelle della tigre e tutti e tre si misero in cammino, cercando di tenersi in mezzo alle macchie più fitte.

— In ritirata! — comandò Albani, vedendo altri nemici affollarsi.... (Pag. [171]).

Dopo pochi minuti giungevano senz'altri incontri alla caverna. Spostarono la cortina vegetale, levarono i macigni che ostruivano la stretta entrata e passarono nel magazzino dove si trovavano Sciancatello, le due scimmie, i babirussa e gli uccelli.

Il mozzo durante l'assenza dei suoi compagni, non aveva perduto inutilmente il suo tempo. Aveva disposto ogni cosa in ordine, messi in libertà i volatili dopo d'aver tesa una piccola rete di fibre di cocco dinanzi alla finestra per impedire che volassero fuori, preparati tre giacigli di grandi e fresche foglie e riempiti d'acqua tutti i recipienti disponibili, avendo trovato uno stagno poco discosto.

— Bravo ragazzo, — disse Albani. — Ora qui possiamo sostenere un lungo assedio senza inquietarci.