— È impossibile vederlo, con quest'oscurità che ci piomba addosso e con questa spuma che rimbalza dovunque. Corriamo il pericolo di urtare.
— E al largo le onde ingrossano, — disse Marino.
— Tentiamo la sorte, amici.
— Vi dico che è impossibile, signore, — ripetè Enrico. — Qui non si passa.
— Allora viriamo al largo. —
Volsero la poppa all'isola e s'allontanarono verso l'est per girare quei banchi e quelle scogliere, ma pareva che si estendessero assai, poichè a due miglia di distanza si vedevano le onde a rimbalzare a prodigiosa altezza, come se trovassero degli ostacoli continui.
Il mare intanto non cessava dall'ingrossare spaventosamente ed il vento ululava sinistramente fra l'attrezzatura della piccola scialuppa. La notte era calata con grande rapidità e quelle tenebre, che solo di tratto in tratto venivano rotte da qualche lampo, rendevano maggiormente critica la situazione dei Robinson, poichè non potevano quasi più scorgere i frangenti che si moltiplicavano dinanzi a loro.
Enrico, a prora, sbarrava gli occhi e segnalava al veneziano i luoghi ove le onde si rompevano, ma non sempre riusciva a scorgere le scogliere o presentire la vicinanza dei banchi subacquei. Già due volte la scialuppa aveva toccato uno di quei numerosi ostacoli, correndo il pericolo di rovesciarsi o di spaccarsi.
Marino, colla scotta in mano, si teneva pronto a stringere il vento od a lasciar andare la vela, mentre Albani manovrava il lungo remo che serviva di timone.
Si erano già allontanati dall'isola cinque o sei miglia, ma quella fila di scogli continuava a pararsi dinanzi a loro senza permettere il passaggio. La scialuppa fortunatamente resisteva alla furia del vento e del mare, ma danzava disperatamente, precipitando negli avvallamenti dei marosi con delle scosse inquietanti e di quando in quando imbarcava acqua.