— Fulmini! — tuonò il genovese, impallidendo. — Marino!...

— Eccomi, camerata, — rispose il maltese che scendeva a precipizio la scogliera, per correre in soccorso del povero veneziano.

— Lo vedi?...

— No, — disse Marino con voce strozzata. — Non lo vedo più! —

Enrico si era lasciato scivolare giù dalla china.

Gettò un rapido sguardo sui frangenti approfittando d'un lampo, ma non vide più il signor Albani.

Una terribile commozione scompose i lineamenti del bravo marinaio, mentre un grido di disperazione gli erompeva dal petto.

— Perduto?... Ucciso forse?... — esclamò con voce rotta. — Marino.... Bisogna cercarlo! —

I due marinai, senza badare al pericolo, avevano raggiunta la base dello scoglio e si erano messi a correre lungo i frangenti, lottando disperatamente contro i marosi che minacciavano di travolgerli e di trascinarli al largo.

Parevano impazziti pel dolore. Si cacciavano fra i banchi e le rocce che circondavano la rupe, chiamando ad alta voce il loro disgraziato compagno; cadevano sotto l'assalto brutale, irresistibile, delle acque, ma si risollevavano e senza badare alle contusioni, alle punte aguzze che rovinavano i loro piedi, continuavano le loro ricerche correndo or qua or là e raddoppiando le chiamate.