— È molto lontana? — chiese Albani, il quale trovandosi ancora coricato, non riusciva a scorgerla bene.

— Almeno venticinque miglia, signore, — rispose Enrico.

— Tanta via abbiamo adunque percorsa ieri sera, per trovare un passaggio fra i frangenti?... Ciò è grave, amici miei. Aiutatemi ad alzarmi.

— No, signore, rimanete coricato; siete ancora assai debole.

— Mi sento meglio, Enrico.

— Ma voi siete ferito, signore. Vedo delle goccie di sangue sui vostri calzoni.

— Ho una contusione sopra il ginocchio destro, ma è nulla, amico mio. Credevo di aver riportato delle ferite ben gravi. —

Appoggiandosi alle braccia del genovese e di Marino, si alzò e guardò verso l'est.

Ad una distanza di venticinque e forse di trenta miglia, si scorgeva l'alta montagna dell'isola, spiccare nettamente sul fondo luminoso del cielo, ma le coste non erano visibili. Una fila di frangenti, staccandosi dallo scoglio, si stendevano in quella direzione, ma quegli scoglietti, tutti di origine corallifera, non erano uniti, anzi pareva che ad una certa distanza, mancassero totalmente. Forse più oltre esistevano quei banchi che avevano impedito alla scialuppa di passare, ma essendo il mare ancora assai agitato, non si potevano scorgere.

— La cosa è grave, — ripetè il signor Albani, che era diventato pensieroso. — Come attraverseremo noi queste venticinque o trenta miglia, ora che abbiamo perduta la scialuppa?... Che siamo destinati a rimanere prigionieri su quest'isolotto?...