Indossavano delle sottanine a pieghe, a colori vivaci e una camicia ricamata, mentre i loro piedi sparivano entro scarpine di velluto a fregi d'oro. Al collo portavano collane di perle e agli orecchi grandi pendenti di provenienza spagnuola.

Il giovanotto non aveva più di venticinque anni, ed il vecchio doveva toccare già la sessantina. Erano entrambi di alta statura, snelli, ma il primo aveva i tratti del volto un po' diversi da quelli dei tagali e anche la carnagione che era più terrea, quasi grigiastra. Erano però entrambi vestiti di tela, ma colla camicia svolazzante fuori dai calzoni, secondo l'uso del loro paese.

Il vecchio, vedendo avvicinarsi il signor Albani, s'alzò, dicendogli:

— Grazie, señor, del vostro aiuto. Senza di voi, noi saremmo stati trascinati via dalle onde.

— Altre persone avrebbero fatto altrettanto, — rispose Albani, modestamente. — Ehi, Piccolo Tonno, abbiamo ancora un po' di tuwah?... Un sorso farà bene a questa povera gente.

— Sì, signore, — rispose il ragazzo.

Ritornò nella scialuppa e poco dopo saliva portando un recipiente di bambù pieno di quella forte bevanda ed una provvista di biscotti.

Le ragazze ed i due uomini, dopo nuovi ringraziamenti bevettero alcuni sorsi e mangiarono alcuni biscotti.

Il vecchio intanto narrava la sua istoria. Le ragazze erano sue figlie, il giovanotto era il fidanzato della più giovane e si erano imbarcati su di una giunca chinese in rotta per le Molucche, onde visitare una possessione che il futuro genero possedeva a Ternate, essendo molucchese.

Presso le Sanghier un violento uragano aveva assalita la giunca la quale era stata respinta verso l'ovest, malgrado gli sforzi disperati dell'equipaggio composto di quindici uomini.