— Non possedete alcuna nave per abbandonare quest'isola?
— Una sola scialuppa, quella che avete veduto, la quale non può affrontare una lunga navigazione. Noi siamo come prigionieri su quest'isola, ma non ci lamentiamo, poichè col lavoro e colla perseveranza, ci siamo procurati tuttociò che è necessario all'esistenza umana.
— Ma noi?... — chiese il vecchio.
— Se vorrete, farete parte della nostra famiglia, della famiglia dei Robinson italiani, ma ad una condizione: che ci dobbiate obbedienza e che al pari di noi, lavoriate pel benessere di tutti.
— Signore, — disse il vecchio capo, con voce commossa. — A voi dobbiamo lo nostra esistenza, quindi disponete interamente di me, delle mie figlie e del mio futuro genero: noi, se lo vorrete, saremo vostri servi o come vostri schiavi.
— No, nè servi nè schiavi sulla terra dei Robinson italiani, — disse il veneziano. — Voi sarete nostri compagni, anzi fratelli, poichè come noi siete naufraghi e qui distinzioni non voglio che esistano. È vero, Enrico?... È vero, Piccolo Tonno e Marino?
— Sì, signore, siamo tutti eguali qui, — disse il genovese, — ma tutti noi riconosceremo in voi il capo, il governatore dell'isola.
— Ben detto! — esclamò il maltese.
— No, amici, — disse Albani.
— Sì, signore, — disse il marinaio. — Voi ci avete guidati, voi ci avete salvati dalla fame e dalle tribolazioni, voi, colla vostra sapienza e colla vostra abilità, ci avete data un'esistenza felice, è quindi giusto che noi tutti vi riconosciamo per nostro capo.