— Allora cercherò di mostrarmi degno della fiducia che riponete in me. Siamo tutti vigorosi, siamo tutti pronti a lavorare e cercheremo di trasformare quest'isola, pochi mesi fa deserta e selvaggia, in una colonia fiorente, degna della patria italiana.

— Viva il signor Albani! — urlarono il maltese, Enrico e Piccolo Tonno. — Viva il nostro capitano!... —

Intanto cominciava a spuntare l'alba e l'uragano andava calmandosi rapidamente. Il cielo si sgombrava, il vento, dopo d'aver urlato su tutti i toni, aveva ceduto e le onde si spianavano.

I Robinson decisero di esplorare un'ultima volta la scogliera per vedere se vi era qualche altro naufrago, o se potevano raccogliere qualche avanzo del carico della giunca che potesse tornare a loro utile, poi di partire per raggiungere la capanna aerea, avendo ormai quasi esaurito le provviste.

Albani ed i due marinai attraversarono il braccio di mare e si recarono sulla scogliera, ma la loro gita fu inutile, poichè nulla rinvennero. Le onde avevano spazzato via i rottami della nave, e nessun naufrago fu trovato.

Essendo in quel frattempo spuntato il sole ed essendosi il mare calmato, deliberarono di partire senza perdere tempo.

Non potendo però la scialuppa portarli tutti in causa della sua eccessiva immersione, il maltese, che aveva ormai una certa conoscenza dell'isola, fu incaricato di guidare i naufraghi verso le coste settentrionali, mentre Albani, Enrico e Piccolo Tonno s'incaricavano di ricondurre l'imbarcazione.

Questi diedero la cerbottana del mozzo, onde potessero difendersi in caso d'un attacco da parte delle tigri, poi spiegarono la vela prendendo rapidamente il largo.

Poco dopo anche il maltese ed i naufraghi della giunca si mettevano in cammino, seguendo la costa.

La Roma, spinta da un vento assai fresco che le permetteva di raggiungere una velocità di cinque nodi, si tenne a due miglia dalle spiagge per evitare le profonde insenature che l'isola descriveva e per evitare le scogliere che si stendevano in tutte le direzioni.