— Lascia che nuoti a suo comodo, Enrico. Ti assicuro che non c'inquieterà! Occupiamoci invece della nostra vela e procuriamo di tenerla ben tesa. —
La brezza notturna si manteneva costante, anzi accennava ad aumentare, quantunque ormai mancassero poche ore allo spuntare dell'alba.
Il rottame, che manteneva la sua stabilità in causa della botte e del pezzo del castello che servivano come di bilanciere, continuava ad avanzare con una velocità di due o tre nodi, guadagnando via verso levante.
La corrente da canto suo lo aiutava, facilitando la corsa.
Già altre due ore erano passate, quando il Piccolo Tonno, che si levava di frequente in piedi per abbracciare maggior orizzonte, sperando sempre di scorgere qualche punto luminoso, che indicasse la presenza di una nave, segnalò alcuni volatili che filavano verso l'est.
— Che siano uccelli costieri? — chiese Enrico, con una certa emozione.
— Fa ancora troppo oscuro per poterli distinguere, — rispose Albani, che li osservava con grande attenzione. — Dal loro volo pesante non mi sembrano nè procellarie, nè fregate.
— Si tengono sempre lontani dalle coste, questi volatili?
— Ordinariamente sì, perchè s'incontrano perfino a cinque o seicento miglia dalle isole e dai continenti.
— Allora quelli uccelli che fuggono verso levante saranno dell'Arcipelago.