I tre naufraghi, che tenevano le scotte allargate, già si rallegravano di quella corsa, quando videro riapparire improvvisamente lo squalo.

— Ancora lui! — esclamò il marinaio, tendendo le pugna. — Ma che non voglia più lasciarci, quel dannato mangiatore d'uomini?... Bisognerà sfondargli il cranio per fargli rinunciare questa caccia accanita?

— Ha fame, — disse Albani, — e quando questi mostri hanno appetito, seguono le prede con una costanza incredibile.

— Eppure gli avete accarezzato rudemente il corpo.

— Bah! Posseggono una vitalità straordinaria e se non si toccano al cuore o al cervello, non muoiono. Aggiungi poi, che noi siamo naufraghi e quando quei mostri feroci scorgono un rottame od una zattera non la lasciano più, certi di avere, presto o tardi, delle prede.

— Spera adunque che una tempesta scagli le sue onde contro di noi e ci strappi da quest'albero.

— Senza dubbio, Enrico.

— Fortunatamente il tempo non accenna a cambiare, almeno per ora.

— E se cambierà ci troveremo allora tanto vicini alle Sulu, da non temerlo altro.

— Ah!... Se quel pesce-cane mostrasse ancora la sua testa presso l'albero!...