Il marinaio era coraggioso, ma nel trovarsi dinanzi a quel mostro misterioso, fra quelle semi-oscurità, colle onde che gli urlavano intorno minacciando di rovesciarlo e con quel braccio che lo stringeva già con grande energia, si sentì rimescolare il sangue e rizzare i capelli.
— Signor Emilio!... — urlò con voce strozzata.
— Cosa avete? — chiese il veneziano, che nulla aveva potuto vedere, trovandosi ancora indietro.
Il marinaio non potè rispondere. Quel braccio lo stringeva in modo da soffocarlo e alle reni gli faceva provare un dolore così acuto, come gli si succhiasse il sangue a forza.
Non si era però smarrito d'animo. Facendo uno sforzo disperato trasse il coltello dalla cintola e con un rapido colpo tagliò netto quel membro dotato di quella forza straordinaria.
Il veneziano correva allora in suo aiuto, tenendo ben stretta in pugno la scure. Con un solo sguardo, vide subito con quale formidabile avversario avevano da fare.
— Indietro! — urlò.
Il marinaro girò sui talloni lanciandosi verso l'apertura, ma due altre braccia lo afferrarono cercando di sollevarlo, mentre altre tre piombavano sul suo compagno.
— Ah!... Canaglia! — urlò Albani, furibondo.
Non badando che alla propria rabbia, si era scagliato a corpo perduto contro quei due grandi occhi che brillavano fra l'oscurità, menando colpi disperati, mentre il marinaio agitava pazzamente il coltello percuotendo a destra ed a sinistra.