Ad un tratto si sentirono inondare da una scarica di liquido denso e che tramandava un acuto odore di muschio, mentre le braccia che li stringevano cadevano inerti.

Mezzi soffocati ed acciecati guadagnarono a tentoni l'uscita, presso la quale si teneva il mozzo, urlando come un ossesso.

— Fulmini di Genova! — esclamò il marinaio, correndo a tuffarsi nelle onde. — Che m'abbia acciecato?...

— Ma siete inondati d'inchiostro! — urlò il mozzo. — Ma cosa è accaduto adunque?...

— Aspetta un po' che mi lavi!... Mondaccio birbone.... Sono profumato come un caimano!... —

Il veneziano era pure balzato in acqua e si lavava con grande vigore, stropicciandosi il viso, i capelli e le vesti.

— Ma cos'è accaduto, dunque? — ripeteva il mozzo, il quale lanciava sguardi impauriti verso la caverna.

— Auff! — esclamò finalmente il marinaio, riguadagnando la sponda. — Era inchiostro di prima qualità!...

— Ma avete combattuto contro dei calamai? — chiese il mozzo, che ormai rideva a crepapelle.

— No, contro uno solo, ma se tu l'avessi veduto, ragazzo mio, non avresti più una goccia di sangue in corpo. Che braccia!... E che occhi!... Se mi stringeva un po' di più, mi faceva uscire gl'intestini dalla bocca, te lo assicuro.