S'udì un grugnito acuto seguito dal grido gutturale e stridente della belva, poi si videro i due avversarii dibattersi alcuni istanti, quindi cadere l'uno sull'altro.
— Morti entrambi? — chiesero il marinaio ed il mozzo, che avevano seguito con viva ansietà le fasi di quella lotta.
— No, — rispose Albani. — La tigre sta dissanguando la preda.
— Canaglia! — esclamò il marinaio. — Ah!... se avessi un fucile!...
— Eccola che si rialza, — disse il mozzo.
Infatti il formidabile felino, abbeveratosi col sangue caldo della vittima, erasi rialzato. Girò due o tre volte attorno alla preda, poi l'addentò per la nuca e malgrado fosse assai più grossa di lui, se la trascinò in mezzo alla piantagione per divorarsela con suo comodo.
— Buona digestione, — disse il mozzo.
— E domani avremo della carne fresca, — aggiunse Albani.
— Che ne lasci per noi?... — chiese il marinaio.
— Quando si sarà sfamata se ne andrà, senz'altro occuparsi degli avanzi. Sono certo di trovare domani, nella piantagione, buona parte di quel disgraziato animale. Andate a riposare ora, amici miei: comincio il mio quarto.