— Fulmini! — urlò il marinaio, precipitandosi verso la scure.
— Un altro urto come questo e ci romperemo le gambe! — gridò il mozzo. —
Il signor Albani, che pareva in preda ad una viva agitazione, aveva cacciata rapidamente una freccia nella cerbottana e si era steso presso l'orlo della piattaforma. Sembrava che aspettasse che il mostro formidabile apparisse, per lanciargli la freccia mortale.
Il mias però pareva che non avesse fretta di lasciare i bambù di sostegno e lo si udiva a brontolare ed a soffiare proprio sotto la piattaforma. Pareva che fosse occupato a fare qualche cosa, forse a slegare i sostegni, poichè la capanna continuava a subire delle scosse fortissime.
— Signore! — esclamò il marinaio, volgendosi verso Albani, il quale cercava di puntare la cerbottana. — Se queste scosse continuano, la nostra capanna farà un tremendo capitombolo.
— Lo so, ma non riesco a scorgere quel dannato orang-outan — rispose il veneziano.
— Si tratta d'una scimmia, adunque?
— Sì, ma delle più formidabili e che può tenere testa a dieci uomini armati di fucile.
— Fulmini!...
— Zitto! —