In mezzo ai cespugli che crescevano presso il recinto, si era udito un grido, una specie di grido lamentevole che aveva qualche cosa d'umano.

— Chi è che si lamenta? — chiese il marinaio, stupito.

— Pare che succeda qualche cosa fra i cespugli, — disse Albani.

— Il mostro! — esclamò Piccolo Tonno. — Eccolo là, guardatelo! —

Infatti l'orang-outan, con un balzo immenso si era lanciato sui bambù esterni, e discendeva con rapidità fulminea.

Quello scimmione faceva paura. Era alto quanto un uomo di media statura; il suo petto ampio, tozzo, muscoloso, eccessivamente grosso era coperto d'un lungo pelame rossiccio; le sue spalle larghe, potenti, con un'ossatura enorme, dimostravano che quell'essere doveva possedere una vigorìa straordinaria, incalcolabile; le sue braccia lunghe un metro e più, nodose come tronchi d'albero, irte di muscoli, terminavano in certe manaccie armate d'unghie robuste e leggermente arcuate e le sue gambe massiccie, enormi, finivano invece con piedi di dimensioni esagerate, pure armati d'unghie ricurve.

Questi scimmioni che i malesi ed i dayachi chiamano mias pappan o miass kassà, vivono nascosti nelle più fitte foreste del Borneo e delle isole vicine, tenendosi per lo più sugli alberi.

Dotati d'un vigore tremendo e d'una agilità meravigliosa, salgono con rapidità fulminea sugli alberi più alti, per provvedersi di frutta, e sono capaci di attraversare una foresta intera senza mai scendere a terra.

Non si trovano però a disagio a terra e corrono facilmente, non mantenendosi diritti però, poichè si servono delle mani e dei piedi. Il loro galoppo è però uno dei più stravaganti e ridicoli muovendo simultaneamente il braccio e la gamba destra e viceversa, sicchè pare che corrano obliquamente.

Conscii della loro forza, affrontano coraggiosamente le più formidabili fiere delle foreste: non temono nè gli uomini, nè i coccodrilli, nè i serpenti, nè le tigri e quando sono assaliti sono d'una ferocia spaventevole.