Lasciati tranquilli però, non assalgono nessuno e se incontrano degli uomini si limitano a guardarli con curiosità, poi proseguono tranquillamente la loro via.

Il mias che era salito sui bambù della capanna, attratto senza dubbio da una irresistibile curiosità, doveva avere dei gravi motivi per scendere così precipitosamente e così la pensava il veneziano, poichè invece di inviargli la freccia mortale, aveva rialzata la cerbottana, curioso di sapere cosa stava per accadere.

Giunto a terra, il mias pappan attraversò con un solo balzo il recinto e si precipitò verso i cespugli emettendo una specie di latrato furioso.

Ad un tratto un oggetto lungo lungo e grosso gli piombò addosso e lo avvolse da capo a piedi.

— Un boa!... — esclamò il veneziano.

— Un serpente? — chiesero il marinaio ed il mozzo.

— Sì, amici: è un avversario degno del mias. —

Il veneziano non s'ingannava. I boa constrictor sono avversari capaci di tener testa alle tigri e anche agli orang-outan, poichè posseggono tale forza, da stritolare fra le loro spire perfino un bue.

Sono i più lunghi ed i più grossi di tutti, poichè sovente arrivano ai nove e perfino ai dieci metri e hanno una circonferenza che eguaglia le coscie d'un uomo. Non sono però velenosi, ma sono forse più pericolosi degli altri, poichè quando riescono ad afferrare una preda non la lasciano più. Si accontentano però anche di prede piccole, di topi, di rane, di lucertole, di scimmie, ma, se riescono, non lasciano sfuggire nè le tigri, nè i babirussa, nè i tapiri, nè i mias quantunque soccombano di frequente nella lotta con questi ultimi.

L'orang-outan, sentendosi imprigionare di colpo dal boa e vedendo sopra di sè la testa del rettile i cui occhi dardeggiavano su di lui sguardi d'ardente cupidigia, aveva lanciato un grido rauco, furioso.