— No, padrone, — disse Yaruri. — Era il segnale misterioso.
— Ancora?...
— Don Raffaele, — disse il dottore, — che gli indiani ci aspettino qui per impedirci il passo?
— Ed in qual modo? Non possono già ostruire il passaggio.
— Ma possono arrestarci colle loro frecce mortali.
— In quanto a questo la vedremo, — disse il piantatore, con tono risoluto. — Abbiamo i nostri fucili e ci difenderemo. Avanti e teniamo le armi a portata delle mani.
Afferrarono i remi e spinsero la scialuppa fra le acque turbinanti, puntando con sovrumana energia sul fondo roccioso della cateratta.
Yaruri, munito d’un lungo remo fornito di punte d’acciaio, la dirigeva verso il passaggio. Ben presto i naviganti si trovarono fra le acque spumeggianti che si precipitavano rabbiosamente attraverso la discesa, muggendo e rompendosi contro le rocce.
Urtavano con furia estrema, polverizzandosi, ed alcune onde balzavano perfino sopra il bordo della scialuppa entrando da prua e allagando le casse contenenti i viveri, ma gli uomini non cedevano e raddoppiavano gli sforzi per vincere quegli impeti brutali. Tenendosi nella scia degli scogli, per non ricevere direttamente l’urto di quelle masse liquide, ben presto giunsero nel punto più pericoloso e più erto della cateratta.
— Non cedete! — gridò l’indiano. — Un ultimo sforzo ancora!...