In quell’istante si udirono le prime note del flauto di Yaruri. Era una marcia precipitosa, energica, che scuoteva le fibre. L’esercito dei serpenti si svegliò di colpo e si mise in moto come spinto innanzi da una forza misteriosa, strisciando e balzando. Moveva dritto verso la barricata dinanzi alla quale stavano gli Eperomerii.

L’indiano che fino allora aveva parlato, udendo quei suoni trasalì e gettò all’intorno uno sguardo smarrito. Solo allora s’accorse della marcia dei serpenti. Emise un grido di furore e senza attendere la risposta di don Raffaele fuggì a precipizio verso i compagni, i quali già stavano ritirandosi rapidamente sotto la foresta.

Yaruri si era messo in marcia a fianco dei formidabili battaglioni, precipitando la sua misteriosa marcia. Don Raffaele ed i suoi compagni gli si erano messi dietro stringendo le armi, pronti a servirsene alla prima resistenza degli indiani.

Questi però pareva che non avessero più voglia di contrastare il passo agli stranieri. Spaventati da quel numero immenso di serpenti velenosi, continuavano a ritirarsi, lanciando di tratto in tratto qualche freccia inoffensiva.

Un colpo di fucile sparato da Alonzo, li decise ad affrettare la fuga.

Oramai pareva che più nulla dovesse arrestare il cammino degli uomini bianchi e dell’incantatore; l’entrata nella famosa Città dell’Oro sembrava facile e certa. A poco a poco però la foresta si diradava e ben presto i viaggiatori si trovarono dinanzi ad una prateria coperta di erbe alte più di quattro piedi e perfettamente secche. All’estremità di quella pianura, a meno di due miglia, si rizzava la grande montagna e sui fianchi di quella si vedevano bande d’indiani armati, che parevano pronte a opporsi alla marcia degli invasori.

— Il nemico! — gridò Alonzo, arrestandosi.

Yaruri, sempre suonando, fece cenno di tirare innanzi. I serpenti, attirati, affascinati da quella marcia che non s’arrestava un solo istante, avevano già abbandonata la foresta e s’avanzavano attraverso le erbe della pianura.

Gl’indiani, vedendo gli uomini bianchi continuare la marcia, emettevano spaventevoli vociferazioni e si udivano a scagliare maledizioni contro Yaruri chiamandolo traditore, ma questi non se ne preoccupava e continuava a suonare con maggior lena.

D’improvviso però s’arrestò e parve che fiutasse l’aria con viva apprensione.