Il dottore, invece di slanciarsi innanzi, aveva afferrato il compagno per le braccia dicendogli rapidamente:

— Presto!... Arrampicatevi su questo albero!...

— Arrampicarmi su quest’albero! — esclamò il giovanotto guardandolo con sorpresa. — Ma è nella macchia che la selvaggina è caduta!

— Lasciala andare. Obbedisci, se ti preme la pelle.

— Ma se....

— Basta!... Arrampicati!... Stanno per venire!...

Alonzo avrebbe voluto chiedere al dottore se aveva perduto il cervello, ma dinanzi a quell’ordine che non ammetteva altri ritardi, con un balzo s’aggrappò ai rami d’un enorme simaruba, mettendosi in salvo sul tronco. Velasco, malgrado non fosse più giovane, con tre mosse s’issò e lo raggiunse.

Era tempo!... Attraverso ai cespugli ed agli alberi si udivano echeggiare grugniti furiosi, come si avvicinasse una banda di cinghiali pronta alla lotta.

— Eccoli, — disse il dottore. — Fortunatamente siamo al sicuro; ma un minuto di ritardo e per noi era finita.

Trenta o quaranta animali s’avanzavano correndo e grugnendo, cogli occhi sfavillanti di furore e mostrando delle lunghe ed acute zanne. Somigliavano a cinghiali, ma parevano più svelti e più robusti. In un lampo giunsero sotto l’albero e lo circondarono emettendo grida acute e battendo le lunghe zanne con un rumore minaccioso.