—Sei un brigante! urlò l'arabo furibondo.

—Si vede che tu conosci bene gli uomini. Non ti sei ingannato qualificandomi per un bandito.

Abd-el-Kerim lo guardò sorpreso.

—Ma che vuoi fare di me? Perchè mi hai rapito? Che ti ho fatto io per cacciarmi in quest'inferno? Chi te l'ordinò? Chiese con ira concentrata.

—Non credeva che un uomo par tuo si sentisse in vena di parlar tanto.
Meglio così; noi discorreremo come vecchi amici.

Impiantò la torcia in terra, si sedette su di un mucchio di rottami, trasse di saccoccia il suo scibouk, lo riempì e accesolo aspirò tre o quattro boccate di fumo con una flemma che avrebbe fatto invidia ad un Inglese.

—Tu mi chiedevi il perchè ti seppellii in quest'inferno, diss'egli, calcando su ogni parola. Se vuoi che te lo dica schiettamente, una donna è la causa di tutte le tue disgrazie.

Abd-el-Kerim indietreggiò fino al muro e sentì un freddo sudore imperlargli la fronte. Un timore, un presentimento sinistro l'assalì.

—Una donna!… balbettò. Una donna!

—Conosci tu un'almea che si chiama Fathma?