—Uccidimi piuttosto che darmi a lei! esclamò la sventurata. Cacciami l'jatagan nel petto, ma non gettarmi fra le braccia di quella maledetta!
—Sei pazza! La bella greca pagherà la tua cattura come una principessa.
—Se tu mi lasci libera ti darò tanti talleri quanto tu pesi, se ti rifiuti Dhafar pascià ti farà morire sotto il corbach (staffile).
—Non ho che una parola e questa parola la diedi alla greca, d'altronde ecco che viene la tua rivale.
Infatti Elenka veniva innanzi correndo come una pantera, stringendo un corbach di pelle d'ippopotamo lungo o flessibile. Un sorriso atroce, un sorriso di gioia sconfinata errava sulle sue labbra e negli occhi balenavagli un lampo feroce, un lampo spietato. Gettò un grido di trionfo alla vista dell'almea che contorcevasi come un serpente sotto i ginocchi del dongolese.
—Ah! sei in mia mano, finalmente! esclamò ella precipitandosi verso la rivale col corbach alzato.
—Miserabile! urlò l'almea ebbra d'ira, tendendo le pugna verso di lei.
—Dov'è il tuo compagno, chiese la greca a Nagarch.
—Questa furia l'ha ammazzato, rispose egli.
—Ah! Tu ammazzi la mia gente, dannata almea?