L'arabo la guardò cogli occhi strambasciati e nei quali balenava una fiamma d'ira, d'immenso furore.

—Fermati, Abd-el-Kerim! ripetè la greca. Dove vai? Dove fuggi? Chi ti liberò?…

—Sciagurata!… Che hai fatto dell'almea? chiese l'arabo con voce strozzata.

—Non chiedermi conto di quell'odiata rivale. Vieni con me, ritorna fra le braccia della tua Elenka che tanto ti ama.

Un'ondata di sangue montò alla testa dell'arabo: si scagliò sulla greca ebbro di collera e cercò di rovesciarla, urlando come una belva inferocita.

—Dov'è l'almea? Dov'è l'almea?

Tutti e due rotolarono l'un sull'altra. La greca se lo strinse contro il seno e invece di difendersi gli stampò sulle labbra un ardente bacio.

—Ti odio e ti amo immensamente! esclamò ella delirante.

Quel bacio fece sull'arabo l'effetto di un morso di serpente. Le sue mani nervose si strinsero attorno il collo di cigno della greca ed ebbe per un momento l'idea di strozzarla.

Ma s'arrestò subito senza forze e senza coraggio e cercò d'alzarsi spaventato, inorridito e fors'anche affascinato. Alcuni beduini apparvero a duecento passi di distanza agitando freneticamente le armi.