I soldati afferrarono l'almea e la portarono via malgrado le strazianti sue grida e i suoi sforzi sovrumani.
—Aiuto, Abd-el-Kerim, aiuto, Hassarn, ripeteva la poveretta.
L'arabo cercò di correre in suo aiuto seco trascinando gli ufficiali ma si fermò dinanzi al pascià che, tratto dalla cintura un revolver, lo toglieva di mira.
—Se tu la segui io ti ammazzo, gli disse Dhafar.
—Lasciami andare che io diserto la mia bandiera, lascia che io segua colei che amo più della mia vita, urlò Abd-el-Kerim, che pareva un pazzo. Degradami se vuoi ma lascia che io vada con lei a Chartum, che io la protegga, che io la discolpi.
—Abd-el-Kerim, ho ordini formali del governatore di Chartum di condurti meco e io ti condurrò al sud.
Ad un suo cenno dodici o quindici neri s'impadronirono dello sventurato arabo, lo rovesciarono, lo legarono saldamente e lo trascinarono a viva forza. Hassarn che aveva sguainata la scimitarra, circondato da ogni lato, fu costretto ad abbandonare ogni difesa e a lasciarsi arrestare.
—A cavallo, comandò il pascià.
Lo stato maggiore salì in sella e si affrettò a raggiungere il piccolo esercito che si dirigeva verso i monti Kaid. Nel medesimo istante echeggiò un gran scroscio di risa beffarde e il greco Notis apparve.
Egli tese le mani l'una verso il sud dove veniva trascinato
Abd-el-Kerim e l'altra verso il nord dove veniva trascinata Fathma.