—L'arabo Abd-el-Kerim.
—Abd-el-Kerim! esclamò l'almea portandosi le mani al seno che tumultuava angosciosamente. Allàh!… Allàh!…
Girò su sè stessa chiudendo gli occhi e piombò sul divano; due lagrime le irrigavano le abbronzate guancie.
Il greco spaventato accorse a lei, ma non giunse nemmeno a toccarla.
—Indietro! gridò ella risollevandosi. Non toccarmi.
—Fathma, disse Notis furente, non disprezzarmi oltre, o che io…
S'era gettato innanzi per afferrarla, ma si era subito arrestato, sorpreso e quasi spaventato. Il ramo gigantesco che ombreggiava le finestre aveva mandato un legger crepitìo e s'era udita una sorda bestemmia.
—Chi è là? chiese egli sguainando la scimitarra.
Nessuno rispose. S'avvicinò ad una delle finestre, ma non vide o almeno credette di non vedere alcuno.
—Chi può essere stato? si chiese egli.