Guardò Fathma che si teneva ancora ritta presso il divano in atteggiamento fiero e sprezzante.

—Fathma, disse, fa quello che tu vuoi, ma fra tre giorni tornerò a vederti. Se non avrai cangiato parere, se ricuserai di diventare mia, guai a te. Ti farò versare fiumi di lagrime e ti strazierò il cuore come giammai un carnefice fu capace di straziarlo!

L'almea non rispose. Notis la guardò trucemente, poi le volse le spalle sbarrando dietro di sè la porta.

La sventurata Fathma, rimase ritta per qualche istante poi ripiombò sul divano piegandosi su sè stessa.

—Dio!…. Dio!…. ripetè ella. Tutto è perduto, tutto è finito! Potessi almeno veder un'ultima volta colui che tanto amo, e poi morire.

Ella si nascose la faccia fra le mani e il suo volto si inondò di lagrime. Il fragore di un vaso di fiori che si infrangeva la fece saltar in piedi.

Si guardò attorno e scorse a terra un grosso ciottolo appeso al quale eravi qualche cosa di bianco. Lo prese, continuando a guardarsi attorno per la tema di venire scoperta, e s'accorse che quel bianco era un pezzetto di carta scritta. Lo spiegò e lesse in arabo:

«Ho visto e udito tutto. Ho disertato per ordine di Abd-el-Kerim e non ho altra missione che quella di salvarti. Non temere nulla: prima dei tre giorni sarai libera.

«Omar».

L'almea rattenne a malapena un grido di gioia che stava per sfuggirle e corse alla finestra. Ella vi giunse nel momento che un negro semi-nudo, uscito dalle acque del Nilo, saliva la sponda opposta.