—È lui! Omar: esclamò con voce tremante. Allàh, fa che egli mi salvi!

CAPITOLO III.—Il reis Ibrahim

Il vecchio reis Ibrahim, lasciato che fu da Notis, non aveva perduto il tempo. Sedutosi per terra, s'era fatto portare due grandi vasi di merissak e si era messo a bere sbocconcellando un enorme pezzo di ebrèk, sorta di pane fatto con maiz agro, e che mangiasi usualmente bagnato con brodo o con latte zuccherato. Lo sceicco Fit Debbeud, entrando allora allora, si era bravamente seduto di fronte a lui e lo aiutava efficacemente a vuotare i vasi di birra, intavolando una viva conversazione.

—Dunque, tu narravi al padrone, diceva lo sceicco, che hai veduta
Elenka a Gez Hagida.

—Sicuro, rispondeva il reis, vuotando l'una dietro l'altra parecchie tazze. L'ho veduta e le ho parlato più di una volta.

—E ti raccontò tutta la faccenda?

—Già, mi narrò gli amori di Abd-el-Kerim con un'almea, che, se non erro, chiamasi Fathma e tutto quello che ne seguì.

—E ti avvisò che lo schiavo dell'arabo aveva disertato?

Il reis fece col capo un cenno affermativo, tracannando la dodicesima tazza di birra.

—L'hai incontrato tu, questo schiavo?