—A Quetêna, proprio all'estremità settentrionale del porto.
—Consegnerai i tuoi uomini a bordo e ti terrai pronto a prendere il largo. In questo frattempo ti informerai se è giunto lo schiavo di Abd-el-Kerim a verrai a riferirmi ogni cosa. Puoi andartene ora.
Gli gettò alcune piastre e risalì la scala colle mani sui calci delle pistole.
Ibrahim vuotò l'ultima tazza di merissak, empì di tabacco il suo scibouk, l'accese e salutato lo sceicco uscì, facendo saltare le piastre nel cavo della mano.
Arenato fra i canneti aveva il suo canotto. Vi entrò, prese i remi e s'allargò, mettendo la prua a Quetêna che era lontana appena quattrocento passi. Si trovava già in mezzo al fiume quando udì chiamare,
—Olà, barcaiuolo, vieni ad approdare che ho bisogno di te.
Si volse e sulla riva destra vide un negro con un taub gettato su di un braccio. Si diresse subitamente a quella volta.
—Vuoi condurmi un miglio più in sù, nella piccola rada? chiese il negro. Ti darò cinque talleri.
—Sei pieno di danaro che paghi come un pascià? chiese Ibrahim ridendo.
—Può darsi: approda.