—L'oppio opera, pensò il barcaiuolo. Fra poco cadrà nel mondo dei sogni.
—Dunque tu dicevi?… ripigliò Notis, dopo qualche minuto di silenzio.
—Che freddarlo con una coltellata mi pareva fatica inutile.
—Chi?…
—Lo schiavo di Abd-el-Kerim.
—Abd-el-Kerim, balbettò il greco come non avesse ben compreso. Dov'è quest'uomo?
—A Gez Hagiba.
—Non mi ricordo più nulla… ho come della nebbia dinanzi agli occhi… mi pare di galleggiare… di sognare….
Ibrahim non aprì bocca. Il greco continuava a fumare rabbiosamente e tuffavasi, per così dire, fra le ondate del fumo oleoso e pesante.
Passarono cinque minuti. Notis cambiò tre o quattro volte posizione e cercò di riappiccare il discorso, ma dalle labbra tremanti non gli uscivano che frasi interrotte e senza senso. Ad un tratto si rovesciò sull'angareb, chiuse a poco a poco gli occhi e lasciò sfuggire il scibouk che cadde a terra spezzandosi. Cercò ancora di rialzarsi, agitò le braccia quasicchè cercasse d'abbracciare qualche cosa che danzavagli dinanzi, poi restò immobile.