—Sì, Fathma, dei cuori generosi che s'interessarono della tua disgrazia. Non temere di nulla; io ti libererò per ridarti al prode Abd-el-Kerim.
L'almea emise un gemito e portò ambe le mani al cuore.
—Narrami, Omar, dove trovasi colui che tanto amo. Non so più nulla di lui e non lo rividi più da quel funesto dì in cui fummo separati. È vivo ancora?… Pensa egli alla sventurata Fathma? Parla!… Parla!…
—Sì, è vivo, e trovasi a Gez-Hagida ed è sempre innamorato di te. Fu lui che mi comandò di venire qui e che mi procacciò i mezzi necessari per disertare; mi capisci, fu lui. Ah! se tu sapessi quanto ti ama il mio povero padrone e quanto egli è infelice!
—E perchè non disertò?… Perchè, Omar.
—Ha una donna, una furia che veglia su di lui, che lo segue dì e notte in ogni suo passo e che gli impedisce di fuggire.
—Una donna! mormorò Fathma che si sentì mordere il cuore dalla gelosia. Chi è questa donna? Io voglio saperlo. Omar, lo voglio!
—È sempre Elenka.
—Ah! maledetta!
—Ma non aver paura che abbia a vincerlo. Abd-el-Kerim l'odia talmente che se potesse ucciderla la ucciderebbe.