—Nulla per ora, stiamo a vedere come vanno le cose. Armiamoci le pistole e teniamoci pronti a tutto, anche a tentare una sortita.
I due canotti erano giunti allora a un duecento metri dalla riva e continuavano ad avanzare senza produrre il menomo rumore. Appena si vedeva l'acqua spumeggiare sotto i remi che si tuffavano con estrema prudenza.
—Ehi! gridò in quel momento Fit Debbeud. Arranca a largo!…
I due canotti si arrestarono come indecisi, poi ripigliarono le mosse con maggior rapidità. In mezzo ai canneti s'udì uno scricchiolio come d'armi che vengono montate e uno scambiarsi di parole. Le cime delle canne qua e là si mossero, poi un lampo rossastro ruppe l'oscurità seguito da una fragorosa detonazione.
—Arranca! arranca! urlò una voce partita da uno dei canotti.
—Fuoco sui canotti! vociò Fit Debbeud.
Sei o sette fucilate tuonarono fra le canne. Al chiaror della polvere accesa furono visti i beduini tuffati fino alle anche nell'acqua e i due canotti pieni di negri armati di fucili, ritti in piedi sui banchi. In mezzo a quelli della prima barca Omar vide Daùd colla scimitarra nella dritta e un revolver nella sinistra.
—Daùd!… Daùd! gridò egli con voce tonante.
—Chi mi chiama? domandò il sennarese.
—Io, Omar!… Attento ai beduini che sono fra le canne!