—Si fa partenza forse? chiese O'Donovan.

—Fra qualche giorno, rispose il generale, diventando d'un tratto pensieroso. Sapete, O'Donovan, che noi ci troviamo in una posizione che può chiamarsi disperata? Se noi non entriamo più che in fretta in El-Obeid, corriamo il pericolo di terminare la campagna con una catastrofe.

—Cosa c'è di nuovo?

—Che l'esercito muore di stenti e di sete. Non vuole più obbedire ai miei comandi, si lamenta che manca di tutto, che così non la può durare, che ne ha abbastanza della campagna e che vuole ritornare a casa.

—Quando è così si ricorre a mezzi estremi per ridurlo all'obbedienza.

—Allora si ribella.

—Si fucilano i ribelli.

—Con Aladin pascià è impossibile fucilare. Anche ieri l'altro un circasso sparò una fucilata contro un ufficiale dei basci-bozuk e fu un vero miracolo se non l'uccise. Io voleva far passare per le armi il circasso, ma Aladin s'interpose e dovetti cedere. Come è possibile farsi ubbidire con questi esempi?

—Ma non siete voi il comandante supremo dell'esercito?

—Sì, sono io, ma solo di nome, disse con amarezza il generale.