—Qui mi si odia, qui si mormora che io conduco l'esercito a completa ruina, che non so comandare, che mi curo degli Egiziani come fossero i miei cani. Sono inglese, e voi sapete guanto gli Egiziani odiano noi. Vi sono dei giorni che mi pento di essermi messo alla testa di questi miserabili, ve lo giuro.
—Quando marcieremo su El-Obeid?
—Appena che avrò appianate le questioni con Aladin pascià. Io voglio marciare seguendo la pianura, lui vuole prendere la via dei monti, e intanto si perde tempo e il pericolo cresce.
—Dove trovasi l'esercito del Mahdi?
—Chi lo sa? Le guide ci tradiscono, le spie si contraddicono; non sappiamo affatto nulla. Per maggior disgrazia un tedesco la scorsa notte disertò e si dice che siasi recato al campo del Mahdi.
—Chi è questo traditore? chiese con indignazione O'Donovan.
—Il vostro servo.
—Che?… Gustavo Klootz…[1] Tuoni e fulmini!… È impossibile.
[1] Il 20 agosto 1885 mi abboccai coll'illustre missionario D. Luigi Bonomi, reduce dal Sudan dopo essere stato per tre lunghi anni prigioniero del Mahdi. Interrogatolo su Gustavo Klootz mi disse: «È vero che scomparve dal campo ma non credo che abbia informato il Mahdi dell'indisciplina che regnava nel campo degli Egiziani.
«Gustavo Klootz, divenuto poi mio amico, era un buon giovane, incapace di un tradimento. Il Mahdi l'aveva fatto suo consigliere e lo stimava molto.