—E i ribelli?
—Domani mattina abbandoniamo questi dintorni e ci portiamo in coda all'armata Egiziana. Questo luogo sarà deserto. Dammi ora i talleri, se gli hai portati.
Il nubiano gli porse un sacchetto.
—Qui vi sono cento talleri, disse Takir. Domani a sera verrò colla mia padrona al tugul e ne avrai altrettanti.
—Che Allàh ti conservi, Takir.
—Che il Profeta ti guardi.
Il ribelle s'allontanò correndo come un'antilope. Takir, dopo esser rimasto qualche minuto immobile, pensieroso, volse i suoi passi verso il campo mettendosi il fucile in ispalla.
Non aveva percorso ancora dieci metri che un colpo di pistola partiva dalla macchia di acacie. Il nubiano fece un salto gigantesco gettando un ruggito di dolore e cadde a terra con una gamba spezzata da una palla. Prima che potesse risollevarsi o porsi sulla difensiva, Omar gli ruinava addosso coll'jatagan in pugno.
—Guardami in volto, Takir! gli urlò agli orecchi lo schiavo di
Abd-el-Kerim.
—Omar! esclamò con profondo terrore il nubiano.