—Se io ti chiedessi perdono di quello che ti feci e se io, la nobil greca, mi inginocchiassi dinanzi all'almea?
—No, rispose l'implacabile araba. Bisogna che una di noi muoia. Guarda, potrei assassinarti scaricandoti addosso queste pistole e gettarti di poi in un burrone a pasto delle iene e degli sciacalli, ma non sono io, l'almea Fathma, vigliacca a tal segno. Ti propongo un duello coll'jatagan, ma un duello a morte, mi capisci? Se ti rifiuti chiamo Omar e ti faccio saltare le cervella!
Un lampo di feroce gioia guizzò nei neri occhi di Elenka.
—Ah! tu sei generosa adunque! esclamò ella con ironia.
—Sì, generosa come un'araba, generosa come il leone del deserto.
—Accetto il duello che mi proponi. Quando ci batteremo?
—Subito; la notte è abbastanza chiara per colpirci al cuore.
—Vieni adunque, ma ti pentirai di essere stata troppo generosa con me. Io non ti risparmierò.
Fathma si strinse le spalla. Rimise le pistole nella cintura, prese i remington della rivale onde non le saltasse il ticchio di servirsene e uscì dicendo:
—Seguimi?