L'ufficiale stette alcuni istanti silenzioso guardando la corrente del fiume e le barche che la solcavano, poi tornò a chiedere:
—Dove trovasi il tenente Oòseir?
—È seduto laggiù sotto quella rekuba (tettoia) che beve il narghiléh[1].
[1] Bere il narghiléh significa fumare col narghiléh, ossia colla pipa.
L'ufficiale girò sui talloni e si allontanò, camminando colla libera eleganza degli animali selvaggi e colla nobiltà che è tutta propria delle nazioni arabe. Attraversò con fatica le linee dei cammelli inginocchiati sulla via carichi di gomma, d'avorio e di maiz, e si arrestò dinanzi ad una rekuba sotto la quale fumava beatamente un basci-bozuk.
—Es-selàm âlekom, Oòseir (la salute sia con te) disse l'ufficiale.
Il basci-bozuk, che volgevagli le spalle, si alzò prontamente, fissando su lui due occhi verdi come quelli d'una iena.
—Ah! sei tu Abd-el-Kerim! esclamò. Come mai ti trovi qui? Hai da raccontarmi qualche battaglia avvenuta con quei cani del Mahdi?
—Niente affatto, Oòseir, rispose Abd-el-Kerim. Cerco il greco Notis.
—Tuo cognato?