La canzone continuò, cadenzata, dolce. Notis tremò tutto e sentì i capelli rizzarglisi sulla fronte.

—Abd-el-Kerim! Abd-el-Kerim!…

La voce gli si soffocò. Una grossa nube gli passò dinanzi agli occhi.

—Ah! traditore!…

Alzò il remington, l'armò e mirò Abd-el-Kerim che continuava a cantare frammischiando alla sua canzone il nome di Fathma. Dopo qualche secondo l'abbassò.

—E mia sorella? E la povera Elenka? E la sua fidanzata?… Ah!
miserabile!… Eri tu quel rivale di cui mi parlavi! Ma da quando?…
Come?… Come è possibile che egli abbia obbliata mia sorella?…
Tuoni di Dio!…

Per la seconda volta alzò il remington e per la seconda volta l'abbassò.

Un freddo sudore scorrevagli abbondantemente per la fronte e un tremore fortissimo agitava le sue membra. Impeti di ira lo assalivano e sentivasi spinto da una pazza voglia di fare, con una palla di fucile, scoppiare la testa all'arabo. Tuttavia non si sentì capace di puntare per la terza volta il remington e d'assassinare il traditore.

Alzò la testa come se avesse preso una pronta risoluzione, e si mise a strisciare, a carpone, fino a che ebbe raggiunta una piantagione di durah. Di là camminò sempre senza produrre il menomo rumore, fino sulla via che menava agli avamposti del campo, imboscandosi dietro a una macchia d'alte erbe spinose.

—Passerai di qui, Abd-el-Kerim, disse con accento minaccioso. Ti affronterò.